"(...) Perché la danza ha pochi spazi e chi programma la usa come riempitivo, senza osservare la qualità, senza cercarla? Perché la destrutturazione sottile che porta questo spettacolo in cui Roberto Castello firma coreografia, regia, musica (quel battere continuo, ossessivo, che diventa struttura portante, partitura per l’azione fisica) è troppo estrema? Il sesso degli angeli ha una grazia che nulla invidia alla retorica delle discussioni, appunto, sul sesso degli angeli. Con sottile strizzata d’occhi, non esibita, con una cura totale dei dettagli che diventano composizione, tanto da creare un mondo a sé, completo. Con la capacità di aprire squarci interiori e riflessioni su dove ci troviamo, come ci trasportiamo in un accumulo di azioni, di sentimenti, di vertiginose pose e trasformazioni. Che forse respirano continuamente il vento del nulla..."
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