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TRATTATO DI ECONOMIA (2015)

coreocabaret confusionale sulla dimensione economica dell'esistenza

progetto, drammaturgia, regia ROBERTO CASTELLO e ANDREA COSENTINO

(Ha debuttato il 7 NOVEMBRE 2015 al FESTIVAL TEATRI DI VETRO - ROMA)

 

promo video (Vimeo) > QUI

in repertorio

interpreti ROBERTO CASTELLO, ANDREA COSENTINO

assistente ALESSANDRA MORETTI

direzione tecnica LUCA TELLESCHI

videopartecipazione straordinaria ATTILIO SCARPELLINI

realizzazione oggetti di scena PAOLO MORELLI

produzione ALDES - in collaborazione con Sardegna Teatro

con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

un ringraziamento a GIORGIO ANGELO LAZZARINI

Trattato di Economia è l'incontro fra due artisti diversi per generazione, ambito, formazione e percorso artistico, che per caso un giorno hanno scoperto di covare lo stesso desiderio: realizzare uno spettacolo sulla scienza che vuole liberare l'umanità dalla schiavitù del bisogno. Dopo oltre un anno di letture, incontri, dubbi, entusiasmi e crisi il progetto prende una forma nella quale economia, arte e morale si aggrovigliano con esiti paradossali.
Il risultato è un progetto performativo tra parola e gesto che si interroga sul denaro, sul suo valore, sulla sua invadente onnipresenza e sulla sua sostanziale mancanza di rapporto con la realtà.
Porsi ai margini del contratto per renderne palesi i paradossi inventando situazioni limite e domande inappropriate è il modo per riprendere possesso, almeno simbolicamente, di ciò che non si capisce e non si controlla annientandolo con una risata liberatoria.

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L'ultima recensione:
Andrea Porcheddu - Gli StatiGenerali.com - 19/11/2016

[...] le proposte più originali e divertenti di questo inizio stagione: la lezione-spettacolo che Massimiliano Civica fa sul teatro di Eduardo De Filippo, dal titolo Parole imbrugliate, e il Trattato di economia di Castello/Cosentino.

[...] il Trattato di economia vede la creazione di una coppia comica senza precedenti: il coreografo e danzatore Roberto Castello si intreccia con la surreale cifra creativa dell’autore-attore Andrea Cosentino. L’esito dell’incontro è una inattesa deflagrazione dei meccanismi scenici cui dà compimento teorico, in un finale davvero ironicamente situazionista, l’apparizione video del critico Attilio Scarpellini, che “firma” una divertente e divertita recensione entusiastica ancorché preventiva. Il Trattato di economia è una feroce requisitoria contro i meccanismi del Capitale, è un affronto alle leggi del mercato, è una parodistica conferenza sul rigore delle macro e micro dinamiche economiche, un attacco al cuore dei feticci del consumismo.
Partendo dall’analisi comparata di due oggetti di plastica dello stesso peso, stessa fattura, ma dal prezzo diversissimo – un pene e una paperella – Cosentino e Castello si arrampicano su teorie e ipotesi, su dimostrazioni e digressioni di paradossale ma incontrovertibile logicità. Semmai, il Trattato si piega un po’ su se stesso quando la critica si fa troppo autoreferenziale, ossia tutta rivolta ai meccanismi del teatro stesso, parlando a un pubblico scelto: ma lo studio dei “destinatari” – ovvero dei consumatori e delle fasce di mercato – è esilarante. Come pure funziona benissimo la parodia, per stili e modalità, delle creazioni dei “grandi maestri della danza” che Castello mette alla berlina. Dietro l’apparente e goliardica intemperanza dei due, allora, c’è la sapienza tagliente di chi sopporta sulla propria pelle l’impossibilità di una vita culturale (e teatrale) normale. “Di cultura non si mangia”, dicono i soloni del nuovo consociativismo massone, pronti a tutto pur di tagliare l’investimento pubblico nello spettacolo dal vivo e nell’arte. Cosentino e Castello dimostrano, drammaticamente, quanto la fosca profezia sostenuta da tanta parte politica sia vicina a realizzarsi."

 

le recensioni online >>>

http://www.glistatigenerali.com/teatro/brancaccino-e-carrozzerie-not-spazi-di-creativita-a-roma/

http://www.klpteatro.it/castello-cosentino-lezione-economia-critica

http://ilmanifesto.info/tra-sex-toys-e-finanza-creativa/

http://www.teatroecritica.net/2015/11/andrea-cosentino-e-roberto-castello-larteconomia

http://nucleoartzine.com/speciale-tdv-9-castello-cosentino-trattato-deconomia

http://teatro.persinsala.it/trattato-di-economia-festambiente-monte-barro/32641

http://megliomeno.com/index.php/item/244-un-tragicomico-trattato-di-economia

http://www.losguardodiarlecchino.it/economia-e-teatro-contaminazione-e-contagio/

http://www.losguardodiarlecchino.it/il-teatro-tra-retorica-e-denaro/

http://www.rumorscena.com/15/12/2015/un-trattato-di-economia-che-non-fa-sconti-a-nessuno

http://teatro.persinsala.it/trattato-di-economia/22519

http://www.lagazzettadilucca.it/cultura-e-spettacolo/2015/12/te-la-do-io-l-economia-il-paradossale-ma-presente-marchingegno-di-castello-e-cosentino/

http://www.artalks.net/non-ci-resta-che-piangere/#more-7369

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L'articolo/intervista di Lorenzo Guadagnucci su ALTRECONOMIA (n.182/maggio 2016) >>>
http://www.altreconomia.it/?url_dettaglio=5644&fromRivDet=186

http://aldesweb.org/files/spettacoli/file/Altreconomia-182-16-RC-Guadagnucci.pdf

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selezione ESTRATTI STAMPA  >>>

IL MANIFESTO - Gabriele Rizza - 12 dicembre 2015

"[...] Cerimonieri e imbonitori, affabulatori e animatori, Castello e Cosentino creano un esilarante cabaret futurista, giocano di rimessa, l’uno spalla dell’altro, e sfoderano l’arte del paradosso, solo antidoto all’illogicità delle cose. Il risultato è una bizzarra operetta morale, narrativa e performativa, che si interroga sul denaro, la sua invadente onnipresenza e la sua sostanziale mancanza di rapporto con la realtà, e che alla fine, consapevole dei propri limiti, e prendendosi gioco di se stessa, si fa recensire in video da Attilio Scarpellini che, rispettando l’assurdità dell’impianto, lo spettacolo non l’ha visto. Se le leggi del mercato sono fasulle anche il teatro in qualche modo si deve adeguare. Ma con intelligenza. Come in questo caso."

PERSINSALA- Simona Frigerio - 12 dicembre 2015

"[...] uno spettacolo che diverte, fa pensare e affascina per la travolgente miscela di mezzi teatrali usati con giusto equilibrio [...] Castello e Cosentino usano il teatro-danza, la pantomima, l’affabulazione, il monologo e il dialogo, il paradosso e persino l’allegoria per creare un cortocircuito emotivo, prima ancora che intellettuale, che metta lo spettatore di fronte allo sfacelo che stiamo vivendo. A livello metateatrale, si segnalano i momenti parodici dedicati al politicamente scorretto targato Jan Fabre e all’opulenza scenografica di Ronconi. Mentre il finale (con Castello che dispone su un tapis roulant tutti quegli oggetti inutili che dovrebbero costituire la nostra fonte di felicità e che, al contrario, riempiono le discariche a cielo aperto di produttori/consumatori ma, soprattutto, dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo) ha il sapore dell’exemplum, grazie al suo valore didattico – che nel semplice gesto trova una straordinaria forza poetica [...]"

LA GAZZETTA DI LUCCA - Igor Vazzaz - 12 dicembre 2015

"[...] Cosentino, attore, e Castello, danzatore-coreografo: stralunato, spiazzante e spiazzato l’uno, loico e dottorale l’altro, eppure giocano di rimando, imbeccandosi a vicenda, mescidando ruoli, registri e parole. Dopo la prima parte che sembra una paradossale conferenza, si passa a sequenze più movimentate, nella costante (auto)coscienza d’un lavoro ben architettato [...]. Mirabili sono i sintagmi in cui Castello, costume cangiante sino al déshabillé, parodizza à la Jan Fabre, Luca Ronconi, Pina Bausch, tutti idealmente alle prese con il problema dell’economia da svolgere in chiave spettacolare. Ed è ottimo il contributo di Cosentino che, con mascheramenti di vario tipo, fa attrito grazie a una partitura verbale del tutto in contrasto con quanto agito dal collega. [...]"

TEATRO e CRITICA - Simone Nebbia - 12 novembre 2015

"C’è una frase che mi sono detto subito dopo aver visto il Trattato di economia di Roberto Castello e Andrea Cosentino, è una frase che non hanno detto loro ma che mi pare abbia attraversato l’intera messa in scena, salutata da un grande trasporto di pubblico per Teatri di Vetro 9 in prima nazionale al Teatro Vascello. Ho pensato che il teatro ha come intimo fine il senso, là dove lo spettacolo si accontenta di avere come obiettivo primario il consenso, che gli somiglia. Ma non è. Il tono e l’ambientazione sono inizialmente quelli di una conferenza in cui verrà non solo analizzato ma trasposto in forma scenica, quindi con una dote di fruibilità accresciuta dal potere visuale, il tema della teoria economica, applicata in forma pratica. Attraverso giochi linguistici e coreutici questo che viene definito “coreocabaret”, in cui si ride e molto con estrema intelligenza, riesce nel difficile compito di tenere insieme una tematica ostica come appunto l’economia [...]"

Nucleo art-zine - Speciale Tdv 9 - Valeria Loprieno - 10 novembre 2015

"Sommiamo la prorompente ironia e sagacia di uno degli attori comici più influenti del panorama teatrale italiano e l’irriverenza e l’originalità di uno dei coreografi più apprezzati della danza contemporanea, il risultato non potrà che essere sorprendente. Se a questa già nutrita somma aggiungiamo un argomento che, nonostante sembri poco “artistico”, riesce a smascherare proprio le dinamiche più recondite dell’arte e si riferisce a chiunque senza possibilità di esclusione, allora si può senz’altro parlare di un piccolo capolavoro. [...] Le battute di comparazione tra una paperella e un fallo di gomma si susseguono con una forza disarmante, un fiume in piena di ironia e comicità condito da nozioni serissime, che a ripensarle all’uscita del teatro sono le basi del nostro vivere quotidiano. [...] La grandezza dello spettacolo risulterà poi essere l’accostamento di questo principio economico al mondo dell’arte [...] La presa di coscienza dello spettatore e il derivante sconforto possono arrivare dopo aver smesso di ridere, dopo molte ore dall’uscita dal teatro, ma proprio per questo sono anche più profondi. Nel mentre si è avvolti da una miriade di citazioni colte (Jan Fabre, William Forsythe e Pina Bausch) e meno colte (Antonella Clerici), balletti plastici e divertenti, spot pubblicitari, divagazioni, oggetti e artifici scenici che culminano con un’altra trovata geniale: è proiettato sulla scrivania che troneggia in mezzo alla scena il video di Attilio Scarpellini, che nel suo stile verboso e metaforico fa una critica articolata dello spettacolo senza averlo, in realtà, mai visto. Un lavoro perfetto nelle tempistiche, nella sceneggiatura e nelle dinamiche spaziali e muscolari, assolutamente da vedere e rivedere."

Rumor(s)cena – Renzia D'Incà - 15 dicembre 2015

"[…] Analisi ludica ad alto tasso di complessità situazionista e quindi in apparente leggerezza, che in realtà delinea una feroce capacità autocritica dei due co-autori […]. I segni di questo Trattato di economia sono multi semantici e alla fine si capisce che, spettatori in tutto esaurito […] si ride per non piangere. O forse si piange per non ridere. La spietatezza dei temi si evince fin dalle primissime battute dove con la scusa ed il linguaggio da conferenza a carattere economico, i due relatori seriosi ma solo di facciata in giacca e cravatta, espongono ex cathedra due oggetti da sex shop […]. Con spietatezza raffinata mixando diversi generi, dalla pantomima al talk show al cabaret, utilizzando le due diverse competenze in affabulazione e siparietti sincronici affiatati per ritmi e scrittura drammaturgica, Castello/Cosentino disegnano una partitura in cui ciò che viene messo alla berlina è proprio il mondo della società teatrale […]"

Artalks.net – Luciano Uggè – 13 dicembre 2015

"[…] va in scena un esilarante Trattato di Economia […] Castello e Cosentino non risparmiano nessuno. Utilizzando i diversi mezzi teatrali, dalla danza alla parodia, dal cabaret alla pantomima, mettono alla berlina le onnipresenti conduttrici tv in versione imbonitore da fiera paesana, che prestano la loro immagine per propugnare verità adatte a tutte le stagioni; su su, fino a quegli intellettuali elitari, quei maître à penser dell’arte e del teatro, che torturano gli animali per denunciare lo squallore umano […], o che si crogiolano in scenografie barocche pagate con i soldi dei contribuenti per denunciare le storture del sistema bancario e capitalistico […]. Si ride, e molto, ma i pensieri seri accompagnano lo spettatore a lungo, anche fuori dal teatro. […]"