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MBIRA (nuova produzione 2019)

concerto di musica, danza e parola per piazze e teatri

di ROBERTO CASTELLO
 

25/06/2019 SPAM!, Porcari (LU)
29/06/2019 Festival Diffusioni, Terranuova Bracciolini (AR)
03/07/19 Insolito Festival, Parma
05/07/19 Vignale Monferrato Festival, Vignale Monferrato (AL)
03/08/19 Anghiari (AR)
08/08/19 Festival itinerante Notte della Taranta, Acaya (LE)
11/08/19 Barga Jazz, Barga (LU)
25-26-27/10/19 Teatro della Cooperativa, Milano
1/11/19 Nuovo Cinema Palazzo, Roma*
2-3/11/19 Hangar 238 / Circo Rosso, Roma*
4/11/19 Futura Memoria / Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma
9/11/19 Spin Time, Roma*
3/12/19 Resistere e Creare / Teatro della Tosse, Genova
19/12/19 Teatro Toselli, Cuneo
21/12/19 Cantieri Teatrali Koreja, Lecce

* nel quadro di Romaeuropa Festival
 

RAI5 / Save the date: link
PROMO VIDEO:
https://vimeo.com/363406699

 

in repertorio

coreografia e regia ROBERTO CASTELLO

musiche MARCO ZANOTTI, ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ

testi RENATO SARTI / ROBERTO CASTELLO e la preziosa collaborazione di ANDREA COSENTINO

interpreti ILENIA ROMANO, GISELDA RANIERI / SUSANNAH IHEME (danza/voce), MARCO ZANOTTI (percussioni, limba) ZAM MOUSTAPHA DEMBÉLÉ (kora, tamanì, voce, balafon), ROBERTO CASTELLO

produzione ALDES - Teatro della Cooperativa

con il sostegno di MIBAC / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival

media partner NIGRIZIA

- ALDES sostiene l'opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo -

un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea

Quanto ha contribuito l'Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che - utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana.
Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. "Bira" è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l'estrema problematicità e complessità dell'intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.
Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa.
Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla.
Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

> La recensione di Andrea Porcheddu su Gli Stati Generali (5/11/19)
> La recensione di Valeria Vannucci su le Nottole (19/11/19)
 

 

Andrea Porcheddu - Gli Stati Generali - 5/11/19

"Abbiamo finito ballando e applaudendo, tutti insieme, al ritmo delle percussioni, felici e contenti come a una festa. Perché l’intelligente lavoro Mbira, della compagnia Aldes di Roberto Castello ha avuto la capacità di guidare il pubblico dalla percezione “frontale” d’abitudine a un “rompete le righe” ricco di energia e allegria. Da tempo Castello si occupa di cultura – anzi di culture – d’Africa, ben sapendo, tanto per fare un esempio, che la sola Nigeria, 200milioni d’abitanti, ha una produzione culturale, teatrale, letteraria, musicale, cinematografica sterminata. Allora proprio dalla mancanza di conoscenza, dal necessario superamento del “sentito dire”, del luogo comune ha preso le mosse il coreografo, per imbastire questo spettacolo-concerto italoafricano. (...) Così, con il garbo e l’ironia che lo contraddistinguono, Roberto Castello si è preso la briga di ricostruire la storia di Mbira..."

Elisa Guzzo Vaccarino - Ballet2000 - 20/11/19

"Sempre impegnato e vigile sui tempi che corrono, polemico e politico, Roberto Castello, alle soglie dei sessant’anni e più che mai battagliero e grintoso, con Mbira procede nel suo cammino deciso sul terreno dei temi sociali, delle battaglie civili, delle lotte per muovere le coscienze. (...) In Mbira – nome di uno strumento musicale a lamelle – la danza, nei ritmi magistralmente incorporati, è affidata alle bellissime e virtuose Ilenia Romano e Susanna Iheme (...). Se Roberto Castello voleva far riflettere su tante questioni bollenti, ci è riuscito."

Valeria Vannucci - le Nottole - 19/11/19

"(...) Questi sono alcuni degli elementi che rendono lo spettacolo di ALDES una prova di grande sapienza, capacità tecnica e profonda sensibilità, in cui ogni movimento sembra scaturire dal momento e dall’atmosfera che invade i gesti, i quali invece, a seconda delle parti, sono costruiti con una precisa meticolosità – fino ai sorrisi e alle sopracciglia – oppure lasciano spazio a dinamiche improvvisative. (...)".

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