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UN MINIMO DISTACCO (studio 2015 - debutto 2016)

DEBUTTO: 2 luglio 2016 - Inteatro Festival, Polverigi (AN - IT)

 

progetto di CATERINA BASSO

in repertorio

coreografia e interpretazione Caterina Basso

trattamento sonoro Roberto Passuti

disegno luci Antonio Rinaldi

produzione ALDES

con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

si ringraziano per le residenze Peer coaching Company Blu, Firenze Open Art Project, Crexida/Fienile Fluò con il sostegno di H(abita)t, ERT/Villa Pini, Spazio Danza e Leggere Strutture Bologna

grazie a Silvia Berti, Erika De Crescenzo, Carlotta Scioldo

durata 20 min ca.

Capita di essere in due posti nello stesso momento, di essere allo stesso tempo presenti e assenti, dentro e fuori. In bilico tra un altrove interiore, fugace e fragile, e il peso vitale della terra. Un po’ di distacco ci permette di guardare i nostri movimenti da fuori, di togliere peso, di attenuare il presente che per sua natura si trasforma continuamente in passato.
Allo stesso tempo, il distacco separa, crea distanza, dolore. Se il dolore della perdita di parti di noi non passasse, non si trasformasse in liberazione sarebbe insopportabile, dissolverebbe il nostro corpo in quiete totale. Il presente a cui cerchiamo di aderire è fugace quanto l’altrove in cui custodiamo i nostri più lontani pensieri?
 

Le RECENSIONI sullo studio >>>

Igor Vazzaz – Lo Sguardo di Arlecchino – 13  January 2016
http://www.losguardodiarlecchino.it/le-diverse-solitudini-di-caterina-basso-e-irene-russolillo/

Giuseppe Distefano - Artribune - 2 January 2016
http://www.artribune.com/2016/01/padova-danza-musei-civici-coreografia

Renzia D'Incà - Rumor(s)cena – 22 December 15
http://www.rumorscena.com/22/12/2015/giovani-autrici-a-loan-e-un-minimo-distacco

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Intervista su Blau Bart Dance webzine >>>
https://blaubartdancewebzine.com/2016/05/16/il-distacco-necessario-intervista-a-caterina-basso/
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gli ESTRATTI STAMPA >>>

Rumor(s)cena - Renzia D'Incà - 22/12/15

"[...] E qui, adesso suona lei, col suo corpo muovendosi nello spazio completamente vuoto cercando la propria dimensione interna ed esterna, forse un equilibrio per osservare la giusta distanza dalle cose del mondo. [...] Fino allo scioglimento della tensione del finale sorprendente in cui Caterina Basso sputa fuori da sé qualcosa di inquinante per liberarsi del peso della vita, delle sue miserie, delle cattive memorie, tanti piccoli boli- sassetti bianchi, per infine, forse, respirare. [...]

Giuseppe Distefano - Artribune - 2 gennaio 2016

[...] Il brano di Caterina Basso, Un minimo distacco, dialoga con i volti pittorici alle pareti e con quelli del pubblico, per via delle posture e dei movimenti rivolti in tutte le direzioni, quasi a cercare e percepire altri sguardi su di lei. Su un tessuto sonoro di rumori iniziali, poi di fruscii, di voci da film, infine di musica, il suo muoversi sovrappensiero, tra lievi piegamenti delle gambe e del corpo, tra gesti circospetti del viso, denota un essere pienamente in quel luogo e, nello stesso tempo, altrove. Il corpo fugace, con il pensiero disconnesso dall’azione che sembra guidato da altro rispetto alla propria volontà, si trova in bilico sperimentando la fragilità e il peso vitale della terra. Gesti come a scacciare pensieri e ricordi, un passato che ritorna e del quale volersi liberare. La performer si sofferma infine immobile mentre incalza una canzone di Bruce Springsteen e, prendendo in mano un mandolino e sputando confetti bianchi dalla bocca, sorride non più smarrita. [...]

Lo sguardo di arlecchino - Igor Vazzaz - 13/01/2016

[…] la danzatrice si dinoccola plasticamente per il primo studio (circa 20') del suo nuovo lavoro, Un minimo distacco. Gesti prima cadenzati, poi franti in sequenze meccaniche: affiora una sorta di scollamento soggettuale, come se la protagonista si sforzasse per paradosso d’uscire da sé, a osservarsi, misurarsi […] Emerge ancora l’ironia: riconquistata la posizione di partenza, la performer vomita bianchi confetti come denti (nove in totale: otto in una sequenza di coazione comica, uno più tardi), mentre il paratattico commento sonoro (lacerti di dialoghi, suoni sovrapposti) si rapprende e apre con la bella I’m On Fire springsteeniana.[…]"

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