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ROBERTO CASTELLO

(1960), danzatore, coreografo e insegnante.
 

E' probabilmente da ritenersi il più ideologicamente impegnato e scomodo tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia.

Nei primi anni ‘80 danza a Venezia nel “Teatro e danza La Fenice di Carolyn Carlson”, dove realizza le sue prime coreografie.

Nel 1984, è tra i fondatori di Sosta Palmizi.

Nel 1993 fonda ALDES.

Riceve svariati premi, tra cui il Premio UBU nel 1986 e nel 2003 (“Il Cortile” / “Il migliore dei mondi possibili”).

Dal 1996 è curatore di varie manifestazioni e rassegne e, dal 2005 al 2015, è docente di coreografia digitale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

A partire dal 2008, con ALDES, cura il progetto “SPAM! rete per le arti contemporanee” nella provincia di Lucca, ospitando residenze, una programmazione multidisciplinare di spettacoli, workshop, attività didattiche, incontri.

Durante la sua carriera, collabora, tra gli altri, con Peter Greenaway, Eugène Durif, Rai3 / Fabio Fazio e Roberto Saviano, Studio Azzurro.

url: www.aldesweb.org - www.spamweb.it
info@aldesweb.org - tel. +39 0583.975089

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La danza critica di Roberto Castello
di Attilio Scarpellini

“Nel mondo realmente rovesciato anche il vero è un momento del falso” (Guy Debord)

Antonin Artaud diceva di Van Gogh che era un grande musicista ma con tutti i mezzi della pittura. Delle coreografie di Roberto Castello si potrebbe dire qualcosa di molto simile: che richiamano i linguaggi e le frontiere espressive più disparate – dal cinema alla videoarte, dalla narrazione al varietà – ma con tutti i mezzi della  danza, se per danza va inteso quel linguaggio, più totale che assoluto, di cui questo artista ha caparbiamente sperimentato l’assenza di confini fin dai lontani anni ’80, quando con la compagnia Sosta Palmizi è stato uno dei fondatori della danza contemporanea in Italia.
Convinto che l’arte possa parlare non solo a tutti, ma di tutto, a cominciare da ciò che artistico non è – come il denaro, una delle ossessioni ricorrenti dei suoi lavori, da Siamo qui  solo per i soldi con cui si presentò a Torino Danza nel 1994 fino al recente “coreocabaret confusionale” di Trattato di economia messo in scena con l’attore Andrea Cosentino – Castello ha utilizzato l’ironia, la parodia e il pastiche per costruire delle eterogenee e anarchiche enciclopedie il cui vero filo conduttore è lo smontaggio dell’ideologia contemporanea. Con i cicli di un’epica derisoria, quali il progetto de Il migliore dei mondi possibili (premio Ubu nel 2003), o con apologhi secchi e compatti come In girum imus nocte - quasi un parabelstuck danzato - il coreografo di ALDES non fotografa tanto la realtà quanto le menzogne di un mondo rovesciato che si presenta come vero di cui il corpo rappresenta la cartina di tornasole più estrema. Artista critico che usa lo spettacolo contro la società dello spettacolo, Roberto Castello è decisamente un esponente del pessimismo della ragione. Il suo unico ottimismo lo riversa nella vitalità comunicativa delle sue creazioni, cioè nella relazione con il pubblico “non selezionato” al quale non ha mai smesso di rivolgersi. E nel nuovo modello organizzativo e produttivo che ha fondato con ALDES: una compagnia senza capocomicato che funziona come una comunità di autori, una residenza che esercita sul territorio la difficile arte di resistere al deserto che avanza.