RACCONTA (2006)
parte III de Il Migliore dei mondi possibili
progetto di ROBERTO CASTELLO
fuori repertorio
regia ROBERTO CASTELLO, ALESSANDRA MORETTI, STEFANO QUESTORIO, AMBRA SENATORE
interpreti ROBERTO CASTELLO, ALESSANDRA MORETTI, STEFANO QUESTORIO, AMBRA SENATORE/ANNA RISPOLI
drammaturgia in collaborazione con FRANCESCO NICCOLINI
musiche originali MASSIMILIANO BARACHINI
sonorizzazione FABIO VIANA
video e costumi ALDES
organizzazione SIMONA CAPPELLINI (2006/2007)
produzione ALDES, FESTIVAL DI SANTARCANGELO 2006
con il sostegno di Mibac MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali / Dip. Spettacolo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo
Coerentemente con il tema generale de “Il migliore dei mondi possibili”, “Racconta”, terzo capitolo della decalogia, ha come argomento la rappresentazione del presente, questa volta attraverso la narrazione della quotidianità di una coppia e delle persone che orbitano intorno ad essa. Ciascuna parte de “Il migliore dei mondi possibili” si caratterizza per la dominanza di un elemento linguistico. “Racconta” è quella dedicata all'uso della parola in abbinamento con la gestualità, il suono e l'immagine alla ricerca di una forma performativa nella quale i diversi piani linguistici si integrino al punto da destituire di senso qualsiasi tentativo critico fondato su presupposti di pertinenza disciplinare.
>>> La documentazione video dello spettacolo, curata da Studio Azzurro, riceve nel 2008 una segnalazione speciale al Premio Italia TTV per il Teatro di Riccione
Massimo Marino – Hystrio n.4 – ott./dic. 2006
“(…) Si racconta un quotidiano che si slabbra, si incarta, apre vuoti alla parola e accelerazioni di figure sugli schermi, come in una slot-machine dove si gioca l’immaginario d’ogni giorno e la vita con volti ieratici, manifestazioni, bandiere, muri scrostati, reperti vari del nostro mondo. Roberto Castello e i suoi bravissimi compagni mettono in scena un racconto immobile o una fotografia che tende a liberarsi dalla posa senza riuscirci, sovraesposta o bruciata in certe sue parti, icona di un quotidiano invaso dal vuoto, incapace di arginare il confondersi delle parole, dei segni, dei sensi. ...La vita scorre come una pellicola impressionata male in questo rigoroso, ironico affresco di impotenze. (…)”
Giorgio Sebastiano Brizio per Terzoocchio n.121 – 2006
“(…)...e tra le tante prove di nuova-narratività che confermano l'affermarsi della tematica nel lavoro dei nuovi-gruppi, è senz'altro da incastonare tra le perle viste quel “Racconta.Prima tappa”, progetto di Roberto Castello per Fabbrica di Gambettola nel novero di Santarcangelo '06. Sono 60' di presa diretta e stop mimetico di frasi comuni e gesti danzati nella quotidianità del loro banale compiersi, che trasformano Castello e soci in story-tellers, in danzatori muniti di parola, frammentata anch'essa come l'acuto fermo-macchina corporale a contrasto, ancora umano, alle intemperie socio-politiche che ininterrotte scorrono sui due schermi video. (…) In questo “Racconta” l'idea si sviluppa fluida in una storia tra living e desk dal raffinato design minimalista (…)”
Giorgia Sinicorni – Ateatro.it – luglio 2006
“(…) ... Roberto Castello, con il suo Racconta, costruisce una radiografia di una situazione domestica. Sequenze di movimenti quotidiani si congelano in un immobilità che rivela non solo la plasticità dei corpi, ma anche la sottile ironia che li abita. Muovendosi idealmente al polo opposto rispetto al virtuosismo, l’occhio del coreografo scandaglia il gesto e la parola ordinari e li incastra in un montaggio quasi cinematografico. Il risultato è lieve e rigoroso allo stesso tempo. Un ritorno a casa, in un certo senso, ma in una casa-acquario in cui le dinamiche tra individui sono decostruite lasciando emergere la tessitura plastica e spaziale che le sottende. (…)”
Antonella Lamparelli – Flashteatro – luglio 2006
“(…)Il confine tra improvvisazione e premeditazione in questo spettacolo è molto sottile, ma la lode da fare agli attori sta probabilmente proprio in questo. Si trattava del debutto di un organismo in crescita e in evoluzione, dotato di vita e per questo teatralissimo nel senso più pieno della parola. Una sperimentazione formale interessantissima, un grande mestiere e tematiche come "la felicità" (…) che affiorano in modo sottile e a volte folgorante, comunque mai didascalico. (…)”
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