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IN GIRUM IMUS NOCTE (ET CONSUMIMUR IGNI) (2015)

(ANDIAMO IN GIRO LA NOTTE E SIAMO CONSUMATI DAL FUOCO)

di ROBERTO CASTELLO
in collaborazione con la compagnia

Ha debuttato il 5-6 SETTEMBRE 2015 - FESTIVAL SHORT THEATRE - Roma

Menzione speciale teatro-danza al BeFestival 2016

teaser video https://vimeo.com/134092138
reportage della TV tedesca 3SAT (a 20':36") http://www.3sat.de/mediathek/index.php?mode=play&obj=53844

in repertorio

interpreti MARIANO NIEDDU/VALENTINA SECHI, STEFANO QUESTORIO/ALICE GIULIANI, GISELDA RANIERI/ELISA CAPECCHI, IRENE RUSSOLILLO/ILENIA ROMANO

assistente ALESSANDRA MORETTI

luci, musica, costumi ROBERTO CASTELLO

costumi realizzati da Sartoria Fiorentina, Csilla Evinger

produzione ALDES

con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

durata 1h

> La Repubblica / RODOLFO Di GIAMMARCO
>
Gli Stati Generali / ANDREA PORCHEDDU
> DOPPIOZERO / ATTILIO SCARPELLINI
>
INTERNAZIONALE / CHRISTIAN RAIMO
> IL SOLE 24 ORE + DANZA & D. / GIUSEPPE DISTEFANO
>
KLP teatro / SALVATORE INSANA
>
CHE TEATRO FA roma.blogautore.repubblica.it / GIULIA SANZONE
>
L'ALTRO QUOTIDIANO.IT / FEDERICO BETTA
>
LA CITTA' METROPOLITANA / POEMA SERIS LEO
>
LO SGUARDO DI ARLECCHINO.IT / ANDREA BALESTRI
>
ARTNOISE.it / MARTA OLIVIERI
>
Scenecontemporanee.it / RENATA SAVO
>
NUCLEO art-zine / VALERIA LOPRIENO
>
Teatro e critica / GAIA CLOTILDE
>
[PAPER STREET] / GIULIO SONNO
 

Una scabro bianco e nero e una musica ipnotica sono l'ambiente nel quale si inanellano le micro narrazioni di questo peripatetico spettacolo notturno a cavallo fra cinema, danza e teatro.
Illuminato dalla fredda luce di un video proiettore che scandisce spazi, tempi e geometrie, il nero profondo dei costumi rende diafani i personaggi e li proietta in un passato senza tempo abitato da un'umanità allo sbando che avanza e si dibatte con una gestualità brusca, emotiva e scomposta, oltre lo sfinimento e fino al limite della trance.
Il ritmo martellante della musica e del movimento trasporta poco a poco in una dimensione ipnotica e ad un'empatia quasi fisica con la fatica degli interpreti.
”In girum imus nocte et consumimur igni” , “Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco”, enigmatico palindromo latino dalle origini incerte, che già fu scelto come titolo da Guy Debord per un famoso film del 1978, va così oltre la sua possibile interpretazione di metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri, per diventare un'esperienza catartica della sua, anche comica, grottesca fatica.
 

> LE RECENSIONI SCARICABILI QUI O NELLA SEZIONE DESTRA DELLA PAGINA

 

 

QUI DI SEGUITO GLI ESTRATTI STAMPA >>>

 

La REPUBBLICA - Rodolfo Di Giammarco - 20 settembre 2015

"[...] un capolavoro della danza che studia con dinamiche toccanti il corpo umano [...] questa geniale macchina di Roberto Castello che colleziona posture di quattro performer continuamente sorpresi in gimnopedie, pose, e figure al limite, sempre in spazi di luce variabili. [...]"

Gli STATI GENERALI - Andrea Porcheddu - 20 settembre 2015

"[...] lavoro avvincente [...] L’affascinante e misterioso palindromo latino è lo spunto per un affresco umano degno di Bosch o di Bruegel, puro medioevo contemporaneo [...] cinque formidabili interpreti nerovestiti [...] ...è la condizione umana, quella che racconta Castello non senza ironia: ed è la realtà di una lotta quotidiana, semplicemente per arrivare ultimi. L’incipit insistito dello spettacolo è folgorante: quella postura dei corpi, quel camminare a vuoto, quegli sguardi appesantiti sono l’emblema tragico dell’eterno ritorno del presente. [...]"

DOPPIOZERO - Attilio Scarpellini - 10 settembre 2015

"[...] questa totentanz con lugubri accenti da carnevale nordico, eleganti abiti neri e corpi stilizzati, è nondimeno uno straordinario meccanismo alienante, una sapiente macchina della legge (cioè della tortura) tardomoderna, con l’unica differenza, derisoria, che a farla funzionare non è la legge, bensì il desiderio. [...] È l’irresoluzione di un mondo totalmente realizzato (che tanto disperava Jean Baudrillard nei suoi ultimi anni di vita) che Roberto Castello vuole smascherare con uno sguardo alla Matrix, mostrandone la nuda vita sotto le spoglie dello spettacolo permanente. La danza è il suo strumento, la sua possibilità di incarnazione critica, e insieme la sua metafora. Non si può non essere presi dalla tetanica ronde di In girum imus nocte…, non si può non seguirla, se non battendo e fuggendo (cercando di fuggire) allo stesso passo delle infaticabili (e ammirevoli) anime perse che animano la sua trance... [...] Restituiti al silenzio senza una ragione, se non quella che gli spettacoli finiscono, Mariano Nieddu, Giselda Ranieri, Ilenia Romano e Irene Russolillo avanzano sul proscenio, stanchi e radiosi. Un applauso saluta la loro salvezza prima ancora della loro bravura. (Anche Nijinski, frastornato, applaude.)"

INTERNAZIONALE - Christian Raimo - 25 ottobre 2015

"[...] Roberto Castello: la sua compagnia è una delle eccellenze della danza europea. Il suo spettacolo – premio Ubu – del 1985, Il cortile prodotto con Sosta Palmizi, è considerato giustamente seminale per la storia della coreografia italiana degli ultimi trent’anni, e il suo ultimo spettacolo, In girum imus nocte (et consumimur igni) non è di minore bellezza. [...]"

Renata Savo - Scene contemporanee.it - 26 settembre 2015

"[…] Questo nuovo lavoro di Roberto Castello è un'opera metafisica, enigmatica come un dipinto dechirichiano, non a caso costruita sulla dialettica tenebre/luce e sul paradosso tra spazio bidimensionale e tridimensionale, dominato da corpi dalle mostruose abilità. Corpi che non conoscono attrito, gravità né resistenza. Una sublime visione. Uno spettacolo eccezionale."

Salvatore Insana - Klp teatro - 27 ottobre 2015

"[…] La scena è una scatola nera rischiarata solo dal videoproiettore, con superfici segnate da angoli retti, e un bianco sporco, in cui si intravede un lento cadere di quella che potrebbe essere pioggia nera. Sei corpi vestiti con tuniche nere faticano a prendere il via, poi iniziano all'unisono quella che diventerà progressivamente una partitura dannata e rigorosa, essenziale e violenta. Quella di corpi asserviti ad un disegno superiore, ancora una volta eterodiretti e in marcia. Non comunicanti. […] lo spettacolo (da vedere!) di Roberto Castello è un catartico esorcismo contro la furia cinestetica metropolitana, contro la familiarità canaglia, il traffico avaro di quiete, l’odio che, nostro malgrado, sotterraneo ma affiorante, ci accomuna egoisticamente l’un l’altro."

Giulia Sanzone - Che teatro fa (Repubblica.it) - 19 ottobre 2015

"[…] una settantina di straordinari quadri danzanti: flash intermittenti, tormentati e asserviti a una voce meccanica, che impera beckettiana e domina al comando “dark/light”. Stretti in tuniche funeree, i sei automi protagonisti di una Matrix inquietante si allineano in rapidi e discordanti frame alternati da un effetto simile allo stop-motion, errando, epilettici e virtuosi, negli spasmodici tic di moderni proletari, o innocenti bambini, per un’ora eccezionale di teatro danza, al confine sublime e ibrido tra la video arte e l’avanguardia elettronica."

Poema Seris Leo - La città metropolitana - 17 ottobre 2015

"[…] L’arrivismo, la corsa verso la competizione, affannata e meravigliosamente interpretata.[...] In girum imus nocte (et consumimur igni) è uno spettacolo da vedere, moderno in cui grazie alla bravura di Elisa Capecchi, Alice Giuliani, Mariano Nieddu, Giselda Ranieri, Ilenia Romano ed Irene Russolillo, per qualche istante si ha come l’illusione di non trovarsi seduti in Italia, ma tra gli spalti di un qualche teatro sperimentale new yorkese."

NUCLEO art-zine - Valeria Loprieno - 9 settembre 2015

http://nucleoartzine.com/short-theatre2015-aldes-roberto-castello-youness-khoukhou/ "[...] La costante e martellante musica elettronica che accompagna le quattro figure in scena è un elemento assolutamente essenziale e materico. I danzatori, nelle loro posture ricurve e ingobbite, dallo sguardo basso, si muovono goffi e incattiviti. Moderni zombie di una civiltà in disfacimento, alternano quadri estremamente pittorici, plastici ed espressionisti, a gag divertenti e azioni da film muto. C’è un po’ del capolavoro di Maguy Marin May B, come nei costumi un certo richiamo a Martha Graham. E’ l’ immagine di un’ umanità degradata costruita cinematograficamente, in modo estremamente accurato e interpretato magnificamente. [...]"

Teatro e critica - GAIA CLOTILDE - 7 settembre 2015

http://www.teatroecritica.net/tag/short-theatre-10/ "[...] Quando giunge a regime, la struttura dello spettacolo scioglie nei corpi un’umanità individuale, iniziano quindi a intrecciarsi relazioni inedite che non sembrano volte a intrattenere il pubblico con il prodigio dionisiaco della trance dance, ma a tenere testa, forse, a ciò che il setting autoritariamente impone. [...] ... È così che la trance apre le porte alla possibilità di una danza grottesca, coraggiosa evoluzione all’interno di un dispositivo scenico austero che invita lo spettatore a lasciarsi andare, dall’inizio alla fine, attraversando i propri stati d’animo sui quali le continue “seizure” della luce e dei movimenti agiscono come una sequenza di neurologici black out e aure premonitrici. Con questa prima assoluta, Roberto Castello accompagna danzatori e spettatori verso uno stato di reciproca empatia, quel fuoco comune che il titolo della creazione richiama: un fuoco che, nonostante l’operazione chirurgica che la danza rappresenta per i corpi, non consuma la visione, ma la accende."

ARTNOISE.it - Marta Olivieri - settembre 2015

http://www.artnoise.it/roberto-castello-girum-imus-nocte/ "[...]Un territorio inconscio sembra accogliere lo spettatore che subito si affida al linguaggio scelto e inizia a dialogare con lo spettacolo. Corpi in movimento senza tregua narrano la comunità nelle sue espressioni più variegate, evidenziando dall’inizio alla fine uno stato di malessere, narrato impeccabilmente dai danzatori attraverso un preciso, e paradossalmente rassicurante, parossistico tremolio rimbalzante che li accompagna per tutta la durata dello spettacolo. [...] Lo spettacolo ha quasi un carattere ossessivo e liberatorio; con coraggio affronta questo schema che tutti noi tendiamo a nascondere nel quotidiano. Qui non ci si può esimere dal viverlo. Una volta terminato, si è certi di aver vissuto e condiviso qualche cosa di prezioso con il resto del pubblico, con chi lo ha scritto e con chi lo ha danzato. Le vibrazioni restano in circolo. L’esperienza nel e del presente è la più bella sensazione che ci auguriamo di vivere. [...]"

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