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ALFA (2016-2017)

appunti sulla questione maschile

next dates:
28-29/11/2017 TEATRO della TOSSE, Genova



progetto di ROBERTO CASTELLO

in collaborazione con ALESSANDRA MORETTI, MARIANO NIEDDU, ILENIA ROMANO, FRANCESCA ZACCARIA

e con la riflessiva collaborazione di ANDREA COSENTINO, CARLOTTA COSSUTTA, GIACOMO VERDE, STEFANO QUESTORIO

in repertorio

interpreti ROBERTO CASTELLO, ALESSANDRA MORETTI, MARIANO NIEDDU, ILENIA ROMANO, FRANCESCA ZACCARIA

testi, coreografie e musiche ROBERTO CASTELLO

scene DANIELE SPISA

consulenza musicale MARCO ZANOTTI

realizzazione scena PAOLO MORELLI

realizzazione costumi CSILLA EVINGER

fonica MICHELE GIUNTA

tecnica DIEGO CINELLI

produzione ALDES, con il sostegno dell’Associazione Culturale Dello Scompiglio

con il sostegno di MIBACT - MINISTERO per i Beni e le Attività Culturali e del turismo / Direz. Generale per lo spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

un ringraziamento a DANILA BLASI

ALFA - appunti sulla questione maschile  nasce come commissione dell’Associazione Culturale Dello Scompiglio nel quadro della sua recente stagione interamente dedicata alle questioni di genere.
"Alla del tutto inattesa proposta, ho subito chiarito che non ero assolutamente preparato ad affrontare un tale tema ma mi è stato detto che era del tutto normale che un maschio eterosessuale ultracinquantenne non lo fosse ma che proprio in questo stava l'interesse dell'operazione.
Raccolto il guanto della sfida mi sono detto che forse l'unico approccio possibile fosse quello di partire dal chiedermi chi sono e come e cosa mi ha fatto diventare quello che sono." (R. Castello)

Il risultato è uno spettacolo il cui tema centrale forse, più che il genere, è il potere e la sua trasmissione intergenerazionale, uno spettacolo in cui, all'interno di una scenografia che rimanda a un teatro di regia di altri tempi, parola, vocalità, gesto, movimento e musica live si combinano in una forma  poco classificabile e dai rimandi quanto mai eterogenei: da Petrolini, al rock, all'afrobeat, a Schoemberg, a Lou Reed, a Mario Merola, a Pellizza da Volpedo, ai reality balneari, a Pirandello, alla performance art, a Grotowski, agli zii, al teatro fiammingo, ai cantautori, allo sperimentalismo vocale anni '70, all'esotismo holliwoodiano, al folklore pecoreccio, al sillogismo da aperitivo, ai night anni '60, al nihilismo beckettiano.

“Guardandosi intorno viene spontaneo pensare che essere un ultra cinquantenne maschio eterosessuale bianco europeo, di religione cristiana, ragionevolmente sano, sportivo, istruito, con prole sana e adulta, professionalmente piuttosto realizzato e senza eccessivi problemi economici, non sia esattamente una condizione svantaggiata, soprattutto se si considera la quantità di rotture di coglioni, discriminazioni, vessazioni e violenze che rischiano, e spesso subiscono, ad opera della mia categoria sociale tutti quelli che non corrispondono anche solo ad uno dei requisiti di cui sopra.
Ma corrispondere ad uno standard esclusivo comporta appunto il corrispondere ad uno standard – il che per definizione è una condizione innaturale. Insomma, almeno per quanto mi riguarda, l'essere riuscito ad essere un maschio eterosessuale bianco europeo, di religione cristiana, ragionevolmente sano, sportivo, istruito, con prole sana e adulta, professionalmente piuttosto realizzato e senza eccessivi problemi economici è il frutto di un processo spontaneo e naturale quanto quello della riduzione del piede delle concubine cinesi del IXX secolo. Nutro insomma il sospetto di avere imparato col tempo, ed un paziente autoapprendimento, a sembrare qualcosa di diverso da me stesso in modo talmente convincente, da non accorgermene praticamente più neppure io.”
(dal testo dello spettacolo)


ESTRATTO dalla RECENSIONE di SIMONA CAPPELLINI su KLP (12/12/2016):

"[...] Come sempre, il punto di forza degli spettacoli di Castello è l’unicità della loro estetica. Ognuno con una propria personalità, una propria poetica, e sempre secondo un paradosso che mostra il passo successivo per farci vedere l’andamento del momento attuale. Stilisticamente, più che per contenuti, le performance di Castello trasudano un disfacimento intrinseco alla natura umana, quasi ancestrale, ma che allo stesso tempo ne rappresentano anche il lato carismatico. Non hanno speranza, né possibilità di riscatto, e tuttavia – sicuramente grazie anche a una buona dose di ironia e ad una eccellente interpretazione – i personaggi hanno un loro fascino che fa sì che lo spettatore entri in empatia con loro, anziché respingerli.
Nonostante l’eterogeneità dei lavori, si evidenziano comunque un’identità e una continuità sempre riconoscibili, che trovano il loro senso nel continuo interrogarsi sulla forma di linguaggio teatrale, fino a divenire il nodo centrale di ogni performance, al punto da risultare scomodi o lasciare lo spettatore perplesso, come sotto l’effetto di un qualche sovraddosaggio stordente, da metabolizzare in qualche lasso indefinito di tempo.
“Alfa” è probabilmente uno di questi, e ancora una volta è sicuramente l’estetica l’asse centrale su cui verte l’intera performance. Farcita di trovate paradossali e riferimenti surreali quali “Simon del deserto” di Buñuel, conduce il pubblico in altri mondi, che da un lato ci scompigliano, mentre dall’altro ci fanno sorridere perché perfettamente riconoscibili.
Ancora una volta Roberto Castello radiografa una società che sembra procedere in caduta libera e senza rete di sicurezza verso il proprio auto-disfacimento, dando rilievo al senso del ridicolo che irrompe nelle nostre vite in modo cruento, al grottesco privato e pubblico, al risibile e al tragicomico con cui conviviamo pacificamente, lasciandoci sempre in attesa di una svolta repentina per la scena successiva, che mai si prospetta come quella finale."

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le recensioni  >>>

Cheteatrochefa.Blogautore.Repubblica - Simone Carella - 19/7/2017

PAC - magazine di arte & culture - Ilenia Ambrosio - 15/7/2017

Lo sguardo di Arlecchino - Igor Vazzaz - 20/7/2016

KLP - Simona Cappellini - 11/12/2016

Rumor(s)cena.com - Renzia D'Incà - 10/12/2016

Recensito.net – Tommaso Chimenti – 6/12/2016

Persinsala.it (teatro) – Luciano Uggè – 6/12/2016

artalks.net - Simona Frigerio – 5/12/2016

MeglioMeno.it - Luigi Scardigli - 4/12/2016

 

estratti stampa >>>
 

Cheteatrochefa.Blogautore.Repubblica - Simone Carella - 19/7/2017

"[...] Ci sono, nascosti nelle coreografie sagacemente disegnate da Castello, echi neanche troppo velati di Arthur Schopenhauer, che s’impastano assieme alle nevrosi del presente dando vita a una furente e corrosiva danza di messa alla berlina dello stereotipo [...]“La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso la fugace illusione del piacere”, diceva Schopenhauer. E Castello recepisce questa massima disegnando un’irresistibile danza canora di tic umoristici che, tra cliché e prosopopee squillanti da cinegiornale Luce inneggianti al Maschio, affoga l’essere umano nelle sue tragicomiche nevrosi fino a distruggerlo di rabbia [...]"

PAC Magazine di Arte & Culture - Ilenia Ambrosio - 15/7/2017

"[…] l’espressione vocale raggiunge in Alfa, livelli straordinari. [...] le loro voci toccano una gamma vastissima di tonalità, timbri e colori restando però, negli ensamble, perfettamente armonizzate. [...] La collocazione artistica di Castello, dunque, il suo essere insieme politico, perché costantemente attento alla polis, e disimpegnato, perché riluttante ad accettarne gli schemi, trova in Alfa un’ulteriore conferma. [...] Un lavoro denso, complesso che […] resta comunque eloquente, efficacemente ironico ma anche drammaticamente realistico."

PERSINSALA - LUCIANO UGGE' - 6 dicembre 2016

“... uno scenario tanto trash quanto ironicamente realistico...”

ARTALKS - SIMONA FRIGERIO - 5 dicembre 2016

“... Castello e il suo gruppo di attori, danzatori, rumoristi, cantanti e mimi, [...] Cast eccellente..., travalicano ogni genere inserendo una scelta stilistica forte e, a volte, spiazzante ... Forma e sostanza si sposano perfettamente, giustificandosi persino nelle dissonanze.”

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